Lesen ist wundervoll.

Pietro Spirito consiglia: „Berta Isla“ di Javier Marías, Einaudi 2018
Motivazione:
„Ci sono due modi per dare un consiglio di lettura. Attingere al deposito dei libri formativi, quelle letture che hanno lasciato un segno profondo, o che hanno influito in maniera determinante sul lavoro di scrittura: letture stratificate nel tempo, amalgamate e decantate a formare il sostrato geologico di un’idea del mondo e dello scrivere. Oppure pescare tra gli ultimi libri letti, quelli che hanno emozionato di più, le letture più urgenti e di stampa recente, quei libri che gettano un seme destinato forse a germinare in futuro.
Adesso è di questo che voglio parlare. Segnalando uno degli autori che amo e inseguo di più, Javier Marías, con “Berta Isla”. Ne parlo perché son convinto che ogni amore è un amore imperfetto. Non possiamo mai sapere chi è veramente colui o colei che abbiamo accanto per una vita intera. L’assenza, l’abbandono, un’ esistenza parallela e misteriosa, a volte il ritorno, sono parte di una trama che solo il più forte dei sentimenti, l’ amore, anche l’amore imperfetto, può tenere insieme per sempre. Perché “per sempre” «fa riferimento al futuro, nella nostra concezione comune, ma “sempre” comprende in realtà anche il passato, e questo non si estingue mai e non si cancella mai del tutto. Quello che è stato sarà e quello che c’è stato ci sarà». In questo straordinario romanzo, Marías ancora una volta esplora come solo un grande scrittore sa fare il labirinto di ciò che chiamiamo amore, in una storia ricca di rimandi e richiami, dove felicità e dolore si fondono in una sola inestricabile tensione.
La trama. Nel maggio del 1974 Berta Isla e Tomás Nevison, poco più che ventenni, si sposano a Madrid. Berta e Tomás si conoscono dai tempi dell’adolescenza, e nel matrimonio coronano il loro sogno d’amore, anche se per diversi anni sono stati distanti, visto che Tomás ha frequentato l’università a Oxford. E proprio in quel periodo di separazione, prima del matrimonio, è successo qualcosa che Berta non può sapere: Tomás, che ha un talento naturale per apprendere le lingue e imitare varie personalità, è rimasto suo malgrado coinvolto nell’omicidio di una ragazza con la quale aveva una superficiale relazione. Tomás è innocente, ma è stato l’ultimo a vedere la ragazza, e siccome la giovane aveva per amante un membro del Parlamento di Londra, per Tomás le cose si mettono male. Un provvido aiuto arriva da uno degli anziani docenti di Oxford, Wheeler, che sin dalla Seconda guerra mondiale collabora con i servizi segreti della Corona britannica. Wheeler offre a Tomás una via di scampo: se accetta di mettere i suoi talenti al servizio dell’MI6 il suo nome verrà cancellato dalle indagini per la morte della ragazza. Tomás non ha molta scelta e accetta. Ovviamente avrà un lavoro di copertura, addetto all’ambasciata a Madrid, e tutta la sua attività nei servizi dovrà essere coperta dal più assoluto segreto. Nemmeno la moglie, né i genitori, né nessuno dovrà mai sapere nulla. Così quando Berta e Tomás si sposano, quest’ultimo vive già una doppia esistenza di cui Berta non sospetta nulla. Tomás si assenta spesso da Madrid per volare a Londra. Missioni di lavoro, dice. Settimane, a volte mesi, senza poter mai comunicare. Berta alla fine capisce, vuole sapere, ma il patto con il marito sarà che lei non dovrà mai fare domande, perché lui comunque non potrà rispondere. Berta accetta di condividere con Tomás una specie di vita a metà, nonostante la nascita di due figli. Le misteriose missioni continuano, finché un giorno Tomás non torna più. Passano i mesi, gli anni, e Berta attende inutilmente il ritorno del marito. I pochi contatti che la donna ha all’interno dei Servizi non sono d’aiuto: nemmeno loro hanno notizie di Tomás: potrebbe essere morto, o essere costretto a vivere sotto copertura chissà dove senza poter comunicare nemmeno con il comando per non mettere in pericolo la sua vita, quella di altri agenti e ovviamente quella di Berta e dei figli. Alla fine Berta è costretta a tarare la sua esistenza su un’assenza dolorosa e opprimente, con la consapevolezza che «ciò che è perduto nel passato è sempre più confortante di un presente tiepido e di un improbabile avvenire». Ma un giorno succede che…e qui mi fermo perché a chi non ha ancora letto il romanzo non venga tolto il meglio.
Narrato alternativamente da Berta in prima persona e dal punto di vista di Tomás in terza, “Berta Isla” è un meraviglioso, straziante mosaico narrativo dove si incastrano al millimetro le tessere dei temi cari all’autore (e a me lettore): imperfezione dei sentimenti, verità e menzogna, tirannia del tempo, la possibilità di vivere tante vite in una vita, mutevolezza delle identità.“

Pietro Spirito, scrittore e giornalista, è nato a Caserta nel 1961 e vive a Trieste. Scrive per le pagine culturali de.Il Piccolo“, ha pubblicato saggi, romanzi, racconti.

Il 26 marzo 2018 Pietro Spirito ha presentato a Vienna il suo romanzo.Il suo nome quel giorno“, pubblicato per Marsilio nel 2018. È stata una serata speciale poichè mi ha permesso di portare a Vienna un po‘ di Triestebookfest, il festival letterario che si tiene a Trieste ogni anno ad ottobre, che vede tra le fondatrici Loriana Ursich, la libraia dell’Antico Caffé San Marco,

Nel romanzo Giuliana, che vive in Sudafrica, solo quando perde i genitori scopre di non essere figlia loro, ma di essere nata nel 1961 in un centro di raccolta profughi a Trieste. Già leggendo il primo capitolo, la notte e il freddo e un’atmosfera di palpabile disperazione e umiliazione nel campo, ho dovuto ammettere di non sapere che a Trieste nel 1961 ci fosse ancora un campo profughi. La storia del confine orientale, definito.confine mobile“, che ha costretto circa 300.000 persone ad un esodo forzato dalle terre cedute alla Jugoslavia, racconta ancora una volta come le sofferenze dovute alle guerre si protraggano nel tempo anche ad anni di distanza. Una ricerca di sé immersa nella grande storia. Mi ha colpito la capacità di Pietro Spirito di creare personaggi come Vera, la madre di Giuliana e Jože, il.vecchio sloveno barbuto“ vicino di casa e la loro grande dignità.

Pietro Spirito è anche subacqueo e speleosub e realizza documentari e reportage sul mondo sommerso. In un bellissimo libro appena uscito per Ediciclo Editore.I custodi degli abissi“ scrive:.Esiste una memoria sommersa, una specie di corrente subacquea, che attraversa la vita di ciascuno di noi e che talvolta convoglia la sua spinta nell’affannosa ricerca di una storia che ci appartenga.“

 

 

Tommaso Giagni consiglia: il volume.I racconti“ di Daniele Del Giudice, che Einaudi ha (ri)pubblicato nel 2016

Motivazione: Perché è uno dei più grandi scrittori europei e i racconti sono – secondo me – la parte migliore della sua magnifica produzione. Corre sempre il rischio di essere uno.scrittore per scrittori“, il che in alcuni casi è una gratificazione sufficiente ma nel suo mi pare davvero ingiusto.

 

 

Tommaso Giagni, romano classe 1985, dopo aver partecipato a diverse antologie, ha pubblicato il suo primo romanzo.L’estraneo“ con Einaudi nel 2012, seguito da.Prima di perderti“ sempre per Einaudi nel 2016.

L’occasione giusta per averlo ospite in libreria è arrivata quando Tommaso ha fatto una serata al palazzo dell’Hofburg per la delegazione italiana dell’OSCE per raccontare Roma e l’evoluzione delle diverse narrazioni della città dal Novecento ad oggi. In libreria a maggio del 2019 ha presentato, con Alfredo Zucchi e con me,  i suoi due romanzi. Da una parte il duello tra il figlio e il padre morto, l’ultimo confronto, allucinatorio. Dall’altra il talento palese della sua prima prova narrativa. Il libro „L’estraneo“ è una ricerca, un trasloco d’identità in una Roma che non è più una città sola, da un posto non abbastanza originario ad uno non ancora familiare; ricerca che Tommaso riesce a rendere su più livelli, tra i quali il più interessante per me è sicuramente quello linguistico..Ci sono una Roma delle rovine e una Roma di Quaresima, e tutto sta nell’essere figlio di questa o di quella. Certe strade non sono altro che mura. Poi ci sono io, figlio di entrambe e di nessuna – il che è esattamente lo stesso. Io sono estraneo: sono tutto e sono niente.“

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Donatella Di Pietrantonio consiglia:.In tutto c’è stata bellezza“ di Manuel Vilas -.Ordesa“ il titolo originale in spagnolo.

Motivazione: perchè ci pone con una voce profonda e struggente l’eterna questione dell’appartenenza a chi ci ha generati. E anche a chi noi generiamo.

Donatella Di Pietrantonio è nata nel 1962 in Abruzzo , regione in cui vive e lavora come dentista pediatrica. L’Abruzzo, patria di D’Annunzio, Silone, Flaiano e Croce, conta 23 dei Borghi più belli d’Italia e tra questi c’è anche Penne, dove risiede l’autrice. L’Abruzzo, che per una superficie di circa 26 volte quella di Vienna conta 1.322.000 abitanti contro i quasi 1.900.000 della capitale austriaca, è anche il luogo dove sono ambientati i suoi romanzi. Ad esempio.Bella mia“ in cui è riuscita a raccontare la speranza e la rinascita di una città, l’Aquila, colpita dal terremoto, rinascita che passa anche attraverso uno sguardo nuovo sui legami familiari..L’Arminuta“, uscito in Italia per Einaudi nel 2017, vincitore del Premio Campiello e pubblicato in tedesco dall’editore Antje Kunstmann, è il libro che abbiamo presentato in libreria il 15 ottobre del 2018. La ritornata, questo il significato del titolo, è una ragazza di tredici anni, vissuta con una famiglia benestante in città, e d’improvviso restituita alla sua famiglia d’origine, che lei non conosce e di cui non sapeva nulla. La lingua asciutta ed essenziale di Donatella Di Pietrantonio, riesce a rendere lo spaesamento, la ricerca di un’identità soprattutto di un’appartenenza che chiede da chi e non da dove vieni e ti definisce.

 

 

 

 

 

 

 

 

Piersandro Pallavicini consiglia:: „ Il contrario di padre“ di Sebastiano Mondadori ( Manni editore 2019 ).

Motivazione: Lo consiglio perché è un bel romanzo scritto con la testa di un adulto che guarda indietro al proprio passato di ragazzino, ai fatti dell’ultima estate passata con un padre un po‘ cialtrone, un po‘ delinquente, un po‘ sciupafemmine, ma sopra ogni cosa legato da un affetto profondissimo al proprio figlio. Si respirano anni 70 e tenerezza, dentro il corpo di un bambino che non lo sa, ma sta passando gli ultimi giorni felici con un padre che lo sta per abbandonare.

       

Piersandro Pallavicini, nato a Vigevano nel 1962, è professore ordinario di chimica inorganica all’Università di Pavia. Nei suoi libri può suonare cinico, amaro e caustico, poichè spesso lo sono i suoi personaggi, ma ha un‘ironia al quadrato, è colto e di persona è un dandy gentiluomo, uno con cui mi è proprio piaciuto chiacchierare di letteratura.

Il 15 settembre 2017 è stato ospite in libreria, su invito della casa editrice Folio Verlag – che aveva già tradotto e pubblicato con successo „Romanzo per signora“ (Feltrinelli 2012) con il titolo Ausfahrt Nizza nel 2014 e „Una commedia italiana“ (Feltrinelli 2014) con il titolo „Erben auf Italienisch“ nel 2015 – e dell’Istituto Italiano di Cultura

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. Abbiamo presentato „Atomico Dandy“, titolo non recente, in italiano uscito già nel 2005. Per me è un libro in cui funziona bene la costruzione sui tre piani temporali che permette l’evoluzione del personaggio, soprattutto per il finale che ti riconcilia con il protagonista. Avendo letto tutti i libri di Piersandro Pallavicini so però che all’epoca di Atomico Dandy il meglio doveva ancora venire. Come dimostra il romanzo del 2019 „Il giardino delle scrittrici nude“: una satira del mondo editoriale scritta con una voce in equilibrio tra il serio e il comico, quella di un bravo scrittore che non si prende troppo sul serio.

 

 

 

 

 

 

 

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