Lesen ist wundervoll.

Francesca Melandri consiglia:.La chiave a stella“ di Primo Levi (Einaudi 1978-Premio Strega 1979)

Motivazione: Primo Levi, dopo averci raccontato come nessun altro la disumanità, qui ci spiega quanto il lavoro – il lavoro ben fatto, competente, portatore di linguaggio, visione e cambiamento del reale – sia parte essenziale dell’essere, e del restare, umani.

 

Francesco Bachis consiglia:.La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali“ di Ernesto De Martino (Einaudi 2019).

Motivazione: La nuova edizione de.La fine del mondo“, curata da Giordana Charuty, Daniel Fabre, Marcello Massenzio, ci restituisce tutta la forza del grande classico postumo di Ernesto De Martino. Un libro che si interroga con una grande e trasversale mole di stimoli intellettuali sul tema delle apocalissi culturali: che succede quando arriva.la fine del mondo“?  Cosa abbiamo da imparare, oggi, dagli spaesamenti e dalle apocalissi più o meno lontane?

Il libro di Francesca Melandri.Sangue giusto“ (Rizzoli 2017) è stato tradotto e pubblicato dalla casa editrice tedesca Wagenbach nell’estate del  2018 con il titolo.Alle außer mir“. Grazie ad un tour di presentazioni in Germania e in Austria organizzato dall’editore, abbiamo ospitato Francesca a Vienna all’Istituto Italiano di Cultura il 15 novembre 2018.

Nel 2018 Francesca Melandri ha ricevuto il Grande Ordine di Merito della Provincia di Bolzano, un’onorificenza destinata a personalità residenti fuori provincia ma che hanno contribuito allo sviluppo dell’Alto Adige, per il romanzo.Eva dorme“ (2010), ambientato proprio nell’Alto Adige degli anni ’60 e ’70.

Nel 2019 arriva un premio importante anche per il romanzo.Sangue giusto“: l’Ehrenpreis des Österreichischen Buchhandels für Toleranz in Denken und Handeln (Premio d’onore delle librerie austriache per la tolleranza nel pensiero e nell’azione). È un riconoscimento che viene assegnato dall’Associazione librai austriaci e dalla organizzazione di categoria della Camera di Commercio. Secondo la motivazione.Francesca Melandri dispiega nelle sue storie l’immagine di un’Europa a molti sconosciuta. Riesce a collegare il passato del continente con il presente e i suoi confini geografici con il suo centro, contribuendo ad una migliore comprensione delle diverse culture europee“. Nel suo discorso di ringraziamento Francesca ha ribadito l’importanza del lavoro di traduzione, un vero e proprio ponte di comprensione reciproca.  Mentre la ascoltavo pensavo che sì, è proprio quello che fa questo romanzo: racconta l’evoluzione della consapevolezza di Ilaria dalla convinzione di essere una persona aperta verso gli altri e figlia di un partigiano, alla scoperta del passato vero e tremendo della vita del padre, non partigiano ma fascista attivo nel processo violento di colonizzazione in Etiopia. Raccontando il colonialismo, il postcolonialismo e arrivando al berlusconismo, Francesca Melandri descrive un’Italia in cui molti scelsero di aderire al fascismo senza convinzione, un’Italia in cui il consenso diffuso sparì dopo la guerra e il si credette di superare il processo postcoloniale senza colpe, un’Italia data in mano a Berlusconi, un paese che non si confronta con il proprio passato. Il grande successo del romanzo in lingua tedesca potrebbe, a detta di molti, essere dovuto proprio al diverso rapporto delle culture italiana e tedesca rispetto al passato, ed è una questione ancora dibattuta. Il fatto che in sé che spinga alla discussione è secondo me il pregio più grande del romanzo.

 

Il romanzo di Francesca Melandri trova nel libro di Francesco Bachis.Sull’orlo del pregiudizio. Razzismo e islamofobia in una prospettiva antropologica“ (Aipsa Edizioni 2018) un importante completamento teorico. È frutto di un lavoro dell’antropologo durato anni iniziato con la sua tesi del 2003. Francesco Bachis ne ha parlato in libreria il 28 ottobre 2019 con Greca Meloni, dottoranda di Antropologia Culturale presso l’Istituto di Etnologia Europea dell’Università di Vienna. È un trattato importante, completo che aiuta come pochi altri a capire i cambiamenti della società nei confronti degli avvenimenti storici che hanno a che fare con la nostra visione dell’alterità, la costruzione e strumentalizzazione politica della paura, identità e appartenenza, sangue e suolo, razza e fondamentalismo culturale.

Questi due libri forniscono mezzi molto importanti, saperi che permettono di costruire un pensiero e partecipare ad un dibattito più profondo e consapevole, oltre fake news e manipolazione.

 

 

Sull’orlo del pregiudizio. Razzismo e islamofobia in una prospettiva antropologica“

Aipsa Edizioni 2018

«Io non sono razzista!» è una premessa a molti discorsi, più o meno pubblici, più o meno etnocentrici. Essa precede spesso un «ma» e colloca automaticamente il soggetto che parla fuori da un campo ritenuto non “presentabile”, “barbaro” e “incivile” almeno quanto i protagonisti delle frasi che la seguono: migranti, stranieri, musulmani o altri ancora. Dietro quel «ma» si celano i discorsi oggetto di questo libro.

Frutto di un percorso pluriennale di ricerca, Sull’orlo del pregiudizio esplora, a partire da una prospettiva antropologica, alcune pratiche discorsive (interventi parlamentari, vecchia e nuova comunicazione scritta, video) entro cui si producono forme di costruzione dell’alterità e delle appartenenze. Scavare all’interno dei discorsi, sviscerarne le premesse e le conseguenze, le condizioni storico-politiche e la performatività è il contributo che questo libro vuole dare affinché si eviti di cadere dall’orlo del pregiudizio.

Dall’Introduzione

Discorsi sull’orlo del pregiudizio

Devono sparire e basta (Silvino). Qui siete fuorilegge e ospiti non graditi (An­drea). Salite su un barcone e andatevene tutti in Africa (Sara). Premetto che io non sono razzista ma prima ci sono i nostri terremotati e le persone che non riescono ad arrivare a fine mese, non pagate le tasse, pretendete e bivaccate nei nostri giardini?? Fuori dai coglioni!!! (Diana). Devono essere ributtati tutti in mare… o essere rinchiusi in uno zoo (Max). Acchiappateli con una rete, ora che sono in tanti e non scappano… e poi buttarli a casa loro (Andrea). Bestie, dovete tornare nella stalla, in attesa della macellazione, cioè casa vostra (Marco). Ri­mandateli a casa… nelle loro capanne, ’sti parassiti, non evoluti!!! (Aura). Ma siamo in Africa??? (Serenella). Lancia fiamme; tutti dentro i forni; siete un bran­co di scimmie (Danilo). Dategli fuoco (Roberto). Aquale tribù appartengono? (Vittoria). Ci stanno mangiando vivi (Michele). Negli anni trenta tale squallore non sarebbe mai iniziato (Giancarlo)

 

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